Tutti sanno quello che è successo quindi non starò qui a ripeterlo, vi annoierei e basta.
Però visto che siamo in democrazia (?) esprimo la mia opinione su quanto avvenuto:
[il mio punto di vista sarà parziale] penso innanzitutto che la scelta del Papa sarebbe stata coerente, e dico sarebbe perché il vero motivo per cui non ha partecipato alla cerimonia di apertura non è stato dettato dai sensi di colpa per l’aver affermato che il processo al padre della Scienza è stato giusto, quanto, a mio modo di vedere, dal non voler scatenare polemiche e (sempre secondo me) per fare un po’ la prima donna che si è offesa, che si diverte a fare la vittima (che ora è passata dalla parte della ragione, ironia della sorte). Magari i motivi saranno più profondi, però io l’ho percepita così.
Ma torniamo al principio: 60 (o giù di lì) professori di fisica della Sapienza inviano una lettera al Magnifico Rettore dell’università di Roma facendo semplicemente notare come la presenza del Papa alla cerimonia d’apertura dell’anno accademico sia di fatto un’incoerenza: proprio lui che aveva detto che il processo a Galileo (Dio lo benedica, Galileo, beninteso) era stato giusto, proprio lui ad intervenire in un’università , luogo in cui la scienza nasce e “prolifica”. Punto. Tutto qui.
E invece grazie ai collettivi studenteschi – ma non solo – (Dio li sopprima) tutto ciò si è trasformato in una querelle politica che ha fatto passare per politici anche quei 60 professori che di politico non avevano proprio nulla: non erano né a destra né a sinistra né in centro, erano dalla parte della scienza, la Scienza con la S maiuscola.
Ora qualche colpa però c’è stata, la colpa di tutti quelli che hanno gonfiato la faccenda: i media, i collettivi studenteschi, i politici ecc ecc. Gonfiandola hanno di fatto sancito la non partecipazione del Papa alla cerimonia, cosa molto scorretta, perché è facile condannare Caino mentre si nasconde nell’altra mano la pistola che ha appena ammazzato un altro fratello. Se c’è una cosa che ci insegnano fin da bambini è che al fuoco non si risponde con il fuoco, ma con un atteggiamento diverso: questo atteggiamento che poteva portare l’università e noi tutti su un piano molto più alto di quello ecclesiale ci ha invece abbassati al loro livello; hanno condannato e censurato Galileo e noi che ci battiamo per lui lo facciamo censurando i suoi giudici.
È proprio vero che è inutile insegnare storia a scuola. Tanto non impareremo mai.
«Che cosa ha da fare o da dire il Papa nell’università ? Sicuramente non deve cercare di imporre ad altri la fede»: questo uno dei passaggi del discorso, che il Papa avrebbe dovuto pronunciare oggi alla «Sapienza» e che è stato reso noto ieri (il nostro giornale lo pubblica a pagina 6). Ieri Benedetto XVI è stato salutato al grido «libertà , libertà » in Aula Nervi. Il cardinale vicario Ruini chiama i cattolici in piazza San Pietro domenica. E mentre il presidente Napolitano nella lettera personale al Papa parla di «inammissibile intolleranza nei suoi confronti», il governatore del Veneto Galan invita Ratzinger a Padova, nell’università di Galileo.





























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