Archivio per aprile 2009

Al via la campagna elettorale per le elezioni europee che si terranno, in Italia, il 6 e 7 giugno [date nelle quali, se Dio vuole, dovrei essere presidente di seggio].
E come in ogni campagna elettorale che si rispetti al via anche la gara a chi tarocca meglio i cartelloni elettorali.
Vi segnalo il link per i cartelloni dell’UDC e per i cartelloni del PD.
Ecco la prima creazione (© PaoloLuk), alla quale, credo, ne seguiranno altre.


UDC

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Sembra un film, le componenti ci sono tutte per uno di quei soliti film che affollano le sale ultimamente, un po’ commedia, un po’ seri, un po’ da lacrime agli occhi… e invece! Invece è realtà. Si tratta di Susan Boyle, una signora inglese, di 47 anni, che faceva la perpetua in una piccola cittadina della Scozia che ha deciso di provare a partecipare a “X factor” (inglese, appunto).
Penso che proseguire oltre sarebbe inutile, guardatevi il video.


Link al video

Solo un paio di considerazioni. La più banale penso sia

Never judge a book by its cover.

Che, tradotto, per chi ancora non l’avesse capito, suona più o meno così: Non giudicare mai un libro dalla copertina. Ciò che infatti la presentatrice, intelligentemente, ha detto alla fine della performance è più o meno questo:

I am so thrilled because I know that everybody was against you. I honestly think that we were all being very cynical and I think that’s the biggest wakeup call ever. And I just want to say that it was a complete privilege listening to that. —Amanda Holden, Britain’s Got Talent

L’altra considerazione invece mi è venuta in mente leggendo il testo della canzone e pensando alla vita di questa signora che, prima di allora, veniva pure presa in giro perchè non era tanto bella e perchè il parrucchiere l’aveva visto 20 prima, come pure un negozio di vestiti. In particolare la strofa che mi ha fatto riflettere è questa:

I had a dream my life would be
So different from this hell I’m living
So different now from what it seems
Now life has killed
The dream I dreamed.

Ecco, alla luce dei fatti insomma, vedere una signora che canta che la sua vita è un inferno, che la sognava differente da quella che sta vivendo, che la voleva differente da quel che sembra e nel momento in cui lo canta sta rendendo la sua vita un paradiso… beh, non ci sono parole per esprimere l’emozione che trasmette e il messaggio fortissimo del “Faber est suae quisque fortunae” che molte volte ci dimentichiamo o al quale, ancora peggio, molte volte non crediamo.
Questa signora ha lanciato un messaggio fortissimo e ha fatto un regalo enorme a tutti noi: ci ha dato la speranza di poter essere migliori, solo se lo vogliamo.

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Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL).

Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil
non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani.

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