Romeo e Juliet

Paolo Rossi

Ho deciso di metterlo in scena mischiando attori, diciamo così, professionisti con attori scelti all’ultimo momento nel foyer tra il pubblico, dopo un esperimento fatto nel corso di un seminario a Modena. Non è stata, quindi, solo un’idea concepita a tavolino per stupire, anche se il primo a stupirsi che funzionasse sono stato io. A qualcuno sembrerà strano, ma dietro questo spettacolo a metà tra l’animazione da Club Med e la rappresentazione da Commedia dell’Arte , c’è un minimo di percorso teorico. Io non so se il teatro è morto e comunque, se è morto, spero di non essere stato io ad ammazzarlo. Quello che penso è che il teatro si trasforma e ho sempre cercato di dare un mio piccolo contributo perché questa trasformazione tenesse conto delle forme povere e popolari di rappresentazione.
Se il teatro non è morto, l’attore invece, mio malgrado, ha le ore contate. Anche questa, credetemi, non è una notizia a sensazione. No non sto dicendovi: venite a vedermi prima che sia troppo tardi! Mai stato così bene! È proprio il ruolo dell’attore che non ha più senso! Per questo ho deciso di lavorare col pubblico! Per motivare questa scelta non mi avventurerò in dissertazioni sulla voglia di protagonismo che pervade i nostri simili e che fa si che, qualcuno per esempio, pur di andare in televisione, sia disposto ad abbandonare i figli in autostrada e a tenersi il Pit-bull sul cruscotto! Perché non è questo che oscura il ruolo dell’Attore, quello con l’enfasi maiuscola.
No, quello che sta uccidendo quell’Attore, è la necessità che tutti noi abbiamo per sopravvivere, di recitare nella vita quotidiana, ventiquattro ore su ventiquattro, una quantità esagerata di ruoli. Viviamo nella società dello spettacolo dove se proprio non puoi essere almeno devi sembrare all’altezza della situazione. Quindi cosa c’è di meglio di fare finta. Prendiamo uno qualsiasi di noi: Si alza alla mattina: recita il ruolo del marito ideale, del bravo papà diviso tra la fretta per il ritardo e l’iconografia pubblicitaria dei biscotti preferiti in famiglia. Poi in ufficio: efficiente, disponibile coi capi, fermo coi sottoposti, ma tutto senza perdere dignità. Poi la mensa: un po’ goliardica coi colleghi, battutina pesante alla segretaria più chiacchierata, al caffè si torna al ruolo precedente. Pomeriggio: al lavoro, ma meno efficiente. Meno disponibile, assolutamente più stronzo coi sottoposti. Alle sei, si esce dall’ufficio: aperitivo, qualche pensiero, secondo aperitivo, qualche rimpianto, terzo aperitivo, ubriaco perso! Momento trasgressivo: amante o simili! Ricomponiamoci: a casa, fatto tardi in ufficio, bambini come stanno, telegiornale, favola al più piccolo, a letto, bacino, buonanotte! Adesso ditemi voi se uno, o una, così bravi, che tutti i giorni interpretano dieci, quindici ruoli così difficili, devono venire a teatro, trovare parcheggio, fare la coda e pagare per vedere uno come me che fa un ruolo solo e tutte le sere lo stesso! Abbiamo le ore contate! A proposito ci ho ripensato: venite a vedermi in fretta, prima che il mio posto lo prenda il mio vicino di casa!

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