Maschere
Il concetto di maschera mi ha sempre affascinato. Da quando, per la prima volta, la mia prof.ssa al ginnasio me ne ha parlato a proposito di Pirandello. La maschera è il ruolo che ognuno di noi si cucisce addosso volta per volta, durante il giorno, a seconda delle persone che ha intorno e delle situazioni che deve affrontare. Non c’è nessuno, a parer mio, che sia se stesso in ogni occasione. Non è facile rivelarsi agli altri: paura di non essere accettati, paura di deludere, paura all’apertura… molti sono i motivi che possono spingere ad adottare una maschera. Molte volte la si indossa addirittura per abitudine, perchè ve bene così, perchè alla fine ci fa comodo essere protetti da noi stessi che, forse, siamo il nostro nemico più grande.
Ecco perchè nella maggior parte dei casi, prima di essere avventati, bisognerebbe sospendere il giudizio sulle persone che ci stanno attorno. Almeno fino a che non saremo abbastanza (non potremo mai esserlo del tutto) certi del carattere e dell’indole della persona in questione. Tuttavia continuiamo a sbagliare, consapevoli di quanto appena scritto. Più forte di noi, è più forte di noi la voglia di giudicare, la voglia di classificare scientificamente e in modo sistematico, come se avessimo una soluzione per tutto e per tutti, come se conoscessimo l’animo umano come le nostre tasche. E invece, a volersi guardare bene dentro, forse non conosciamo neanche noi stessi troppo abituati come siamo a vederci come attori sul palcoscenico piuttosto che davanti ad uno specchio, nudi, di fronte a noi stessi.
E poi si parla di coerenza, si guarda “la pagliuzza nell’occhio dell’altro senza notare la trave nel nostro”…
tutto questo mi disgusta, e non può fare altro che ripugnarmi. Ma nella realtà tutto è diverso, nulla è come nelle favol: i cattivi vincono sempre ed i buoni (o, per lo meno, quelli in buona fede) se lo pigliano sempre in quel posto.
E fa male anche l’ultima volta tanto quanto la prima.
Non imparerò mai.







