Archivio per novembre 2007
22 novembre 2007 -
Scritto da: Jack in Varie
Frasi da usare per fare delle advances a un’ ingegnera:
- Non smetterò di infastidirti finché non avrò l’indirizzo della tua home page.
- Mi affascini più del Teorema Fondamentale del Calcolo Integrale.
- Lasciami coprire la tua energia potenziale con la mia energia cinetica.
- Vuoi venire nella mia camera a vedere il mio Pentium?
- Cosa ne diresti se tu ed io tornassimo a casa a formare un legame covalente?
- Tu e io dovremmo sommarci meglio che una somma di Riemann.
- Sei dolce come il glucosio.
- Siamo compatibili come due simili Power Macintosh.
- Vuoi vedere i programmi nella mia HP-48GX?
- Il tuo corpo ha il più grazioso arco che io abbia mai visto.
- Il mio amore per te è come una funzione convessa perché è sempre superiore.
- Vorrei che i nostri interessi fossero come le radici di una equazione di secondo grado con il delta = 0: uguali e coincidenti!
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6 novembre 2007 -
Scritto da: Jack in Computers & Co., Varie, tags: Vodafone
Tempo fa mi sono recato in un centro assistenza Vodafone, per chiedere come disattivare un servizio a pagamento che di solito è abilitato automaticamente. Si tratta della segreteria telefonica, che scatta in automatico dopo tot secondi di non risposta, oppure se il telefono è spento o occupato.
Trattandosi, a parere mio di una estorsione legalizzata, si paga per lasciare il messaggio, e si paga anche per ascoltarlo, ho pensato bene di farla disattivare gratuitamente.
Trattandosi di un servizio operatore, è necessario contattare la cella a cui si è connessi per poter effettuare l’operazione. Non si tratta di una segreteria locale, nel telefonino, ma di informazioni che rimangono in mano di vodafone e non si sa bene come siano trattate.
Per inviare un comando alla cella gsm, di solito si compone un numero telefonico che inizia per asterisco, o cancelletto e si conclude con uno o più asterischi o cancelletti.
Ecco l’elenco di comandi da inviare alla cella:
Attivazione e Disattivazione con Prefisso Vodafone
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Attivazione |
Disattivazione |
| spento & non raggiungibile |
* * 62 * 0039 prefisso del cellulare seguito da 20 e dal resto del numero del cellulare # Invio |
# # 62 # Invio |
| |
| occupato |
* * 67 * 0039 prefisso del cellulare seguito da 20 e dal resto del numero del cellulare # Invio |
# # 67 # Invio |
| |
| non si puo’/vuole rispondere |
* * 61 * 0039 prefisso del cellulare seguito da 20 e dal resto del numero del cellulare # Invio |
# # 61 # Invio |
| |
| sempre anche se acceso |
* * 21 * 0039 prefisso del cellulare seguito da 20 e dal resto del numero del cellulare # Invio |
# # 21 # Invio |
Attivazione e Disattivazione con Prefisso di Altro Operatore
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Attivazione |
Disattivazione |
| spento & non raggiungibile |
* * 62 * 0039 34 seguito da prefisso e numero del cellulare # Invio |
# # 62 # Invio |
| |
| occupato |
* * 67 * 0039 34 seguito da prefisso e numero del cellulare # Invio |
# # 67 # Invio |
| |
| non si puo’/vuole rispondere |
* * 61 * 0039 34 seguito da prefisso e numero del cellulare # Invio |
# # 61 # Invio |
| |
| sempre anche se acceso |
* * 21 * 0039 34 seguito da prefisso e numero del cellulare # Invio |
# # 21 # Invio |
Come Funziona
Digita ## 002 # Invio per disattivare tutti i trasferimenti con un’unica operazione.
Esempio: per attivare il trasferimento di chiamata verso la tua Segreteria Telefonica nel caso in cui il tuo telefono sia spento o non raggiungibile: se il tuo numero di cliente Vodafone e’ 34X 991111 devi digitare sul tuo telefono cellulare: * * 62 * 0039 34X 20 991111 # Invio
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4 novembre 2007 -
Scritto da: Jack in About me, Varie
Il concetto di maschera mi ha sempre affascinato. Da quando, per la prima volta, la mia prof.ssa al ginnasio me ne ha parlato a proposito di Pirandello. La maschera è il ruolo che ognuno di noi si cucisce addosso volta per volta, durante il giorno, a seconda delle persone che ha intorno e delle situazioni che deve affrontare. Non c’è nessuno, a parer mio, che sia se stesso in ogni occasione. Non è facile rivelarsi agli altri: paura di non essere accettati, paura di deludere, paura all’apertura… molti sono i motivi che possono spingere ad adottare una maschera. Molte volte la si indossa addirittura per abitudine, perchè ve bene così, perchè alla fine ci fa comodo essere protetti da noi stessi che, forse, siamo il nostro nemico più grande.
Ecco perchè nella maggior parte dei casi, prima di essere avventati, bisognerebbe sospendere il giudizio sulle persone che ci stanno attorno. Almeno fino a che non saremo abbastanza (non potremo mai esserlo del tutto) certi del carattere e dell’indole della persona in questione. Tuttavia continuiamo a sbagliare, consapevoli di quanto appena scritto. Più forte di noi, è più forte di noi la voglia di giudicare, la voglia di classificare scientificamente e in modo sistematico, come se avessimo una soluzione per tutto e per tutti, come se conoscessimo l’animo umano come le nostre tasche. E invece, a volersi guardare bene dentro, forse non conosciamo neanche noi stessi troppo abituati come siamo a vederci come attori sul palcoscenico piuttosto che davanti ad uno specchio, nudi, di fronte a noi stessi.
E poi si parla di coerenza, si guarda “la pagliuzza nell’occhio dell’altro senza notare la trave nel nostro”…
tutto questo mi disgusta, e non può fare altro che ripugnarmi. Ma nella realtà tutto è diverso, nulla è come nelle favol: i cattivi vincono sempre ed i buoni (o, per lo meno, quelli in buona fede) se lo pigliano sempre in quel posto.
E fa male anche l’ultima volta tanto quanto la prima.
Non imparerò mai.
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4 novembre 2007 -
Scritto da: Jack in Video, tags: Paolo Rossi, Teatro

Ho deciso di metterlo in scena mischiando attori, diciamo così, professionisti con attori scelti all’ultimo momento nel foyer tra il pubblico, dopo un esperimento fatto nel corso di un seminario a Modena. Non è stata, quindi, solo un’idea concepita a tavolino per stupire, anche se il primo a stupirsi che funzionasse sono stato io. A qualcuno sembrerà strano, ma dietro questo spettacolo a metà tra l’animazione da Club Med e la rappresentazione da Commedia dell’Arte , c’è un minimo di percorso teorico. Io non so se il teatro è morto e comunque, se è morto, spero di non essere stato io ad ammazzarlo. Quello che penso è che il teatro si trasforma e ho sempre cercato di dare un mio piccolo contributo perché questa trasformazione tenesse conto delle forme povere e popolari di rappresentazione.
Se il teatro non è morto, l’attore invece, mio malgrado, ha le ore contate. Anche questa, credetemi, non è una notizia a sensazione. No non sto dicendovi: venite a vedermi prima che sia troppo tardi! Mai stato così bene! È proprio il ruolo dell’attore che non ha più senso! Per questo ho deciso di lavorare col pubblico! Per motivare questa scelta non mi avventurerò in dissertazioni sulla voglia di protagonismo che pervade i nostri simili e che fa si che, qualcuno per esempio, pur di andare in televisione, sia disposto ad abbandonare i figli in autostrada e a tenersi il Pit-bull sul cruscotto! Perché non è questo che oscura il ruolo dell’Attore, quello con l’enfasi maiuscola.
No, quello che sta uccidendo quell’Attore, è la necessità che tutti noi abbiamo per sopravvivere, di recitare nella vita quotidiana, ventiquattro ore su ventiquattro, una quantità esagerata di ruoli. Viviamo nella società dello spettacolo dove se proprio non puoi essere almeno devi sembrare all’altezza della situazione. Quindi cosa c’è di meglio di fare finta. Prendiamo uno qualsiasi di noi: Si alza alla mattina: recita il ruolo del marito ideale, del bravo papà diviso tra la fretta per il ritardo e l’iconografia pubblicitaria dei biscotti preferiti in famiglia. Poi in ufficio: efficiente, disponibile coi capi, fermo coi sottoposti, ma tutto senza perdere dignità. Poi la mensa: un po’ goliardica coi colleghi, battutina pesante alla segretaria più chiacchierata, al caffè si torna al ruolo precedente. Pomeriggio: al lavoro, ma meno efficiente. Meno disponibile, assolutamente più stronzo coi sottoposti. Alle sei, si esce dall’ufficio: aperitivo, qualche pensiero, secondo aperitivo, qualche rimpianto, terzo aperitivo, ubriaco perso! Momento trasgressivo: amante o simili! Ricomponiamoci: a casa, fatto tardi in ufficio, bambini come stanno, telegiornale, favola al più piccolo, a letto, bacino, buonanotte! Adesso ditemi voi se uno, o una, così bravi, che tutti i giorni interpretano dieci, quindici ruoli così difficili, devono venire a teatro, trovare parcheggio, fare la coda e pagare per vedere uno come me che fa un ruolo solo e tutte le sere lo stesso! Abbiamo le ore contate! A proposito ci ho ripensato: venite a vedermi in fretta, prima che il mio posto lo prenda il mio vicino di casa!
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Henry Blodgett guardò l’orologio da polso: erano le due del mattino. Angosciato, chiuse di colpo il libro di testo sul quale aveva studiato e lasciò che la testa gli cadesse sulla scrivania. Non avrebbe mai superato l’esame del giorno seguente: più studiava la geometria, meno ci capiva qualcosa. La matematica in genere gli era sempre riuscita difficile, ma stava scoprendo che gli era addirittura impossibile capire la geometria.
Se fosse stato bocciato, avrebbe chiuso con l’Università : nei primi due anni era già stato bocciato in altri tre esami, e secondo il regolamento dell’Università , un’altra bocciatura avrebbe significato la sua automatica espulsione.
Desiderava ardentemente la laurea, poiché gli sarebbe stata indispensabile nella carriera che aveva scelto. Ormai solo un miracolo poteva salvarlo.
Si rizzò all’improvviso, colpito da un’idea: perché non tentare con la magia? Si era sempre interessato di occultismo. Sui libri aveva spesso letto le semplici istruzioni necessarie per evocare un demone e costringerlo a obbedire alla propria volontà . Fino ad allora l’aveva sempre considerata una cosa un po’ rischiosa e quindi non ci aveva mai provato, ma quella era un’emergenza, e valeva la pena correre un piccolo rischio. Solo grazie alla magia nera sarebbe potuto diventare da un minuto all’altro un esperto in geometria.
Prese dallo scaffale il miglior testo sulla magia nera, trovò la pagina che gli serviva e si rinfrescò la memoria leggendo le poche cose che avrebbe dovuto fare.
Sgombrò con entusiasmo il pavimento spingendo i mobili contro i muri, tracciò col gesso un pentagono sul tappeto e vi entrò. Pronunciò poi gli incantesimi.
Il demone era decisamente più orribile di quanto si aspettasse, ma raccolse il coraggio e cominciò ad esporre il proprio problema.
- Non sono mai stato bravo in geometria… – cominciò.
- L’avevo intuito – disse con gioia sadica il demone e con un sorriso di fiamma lo ghermà attraverso le linee di gesso del’inutile esagono che Henry aveva disegnato per errore, invece del pentagono che l’avrebbe protetto.
Fredric Brown.
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