Aida

Non è compito facile descrivere le sensazioni che il nuovo allestimento di Aida, l’opera in assoluto più rappresentata nell’anfiteatro scaligero, ha suscitato in noi; comunque faremo un tentativo.Siamo giunti in Arena con la legittima aspettativa di assistere ad un Aida completamente diversa, per impianto scenico e concezione registica, da quella doratissima e ridondante allestita nelle passate stagioni da Franco Zeffirelli il quale, lo si voglia o no, è uomo di teatro di lunghissimo corso, ma che ci aveva condannati alla piramidona girevole che ingombrava goffamente il palcoscenico; non credevamo dunque possibile provare alcun rimpianto nei confronti del suddetto aureo solido: ci siamo dovuti mestamente ricredere, convincendoci che “il peggio non è mai morto”.Giampiero Solari, celebrato regista televisivo, alla mano del quale si deve il successo di alcuni varietà  del sabato sera, concepisce uno spettacolo nel quale il Kitsch fine a se stesso impera: gradoni color terracotta bruciata popolato da “mammozzi”, ci si passi il termine romanesco, raffiguranti statue egizie che si illuminano dall’interno, tipo nanetto da giardino, ancelle che lanciano coriandoli e paillettes nelle stanze di Amneris, fiamme che si accendono improvvise un po’ dappertutto.
Nella scena del trionfo si tocca il fondo, con cannonate di coriandoli, lingue di fuoco, una famigliola di elefanti stesi su di un filo da bucato che passa sul fondo, il re vestito come il mago Otelma e confinato, come Ramfis, Amneris e lo stesso Radames, su delle torrette che li fanno apparire come le pedine del Monopoli. Ci fosse stata la Coppa del Mondo il “trionfo” sarebbe stato completo.

Buona solo l’idea dei quattro proiettori che racchiudono l’anfiteatro in una piramide di luce, ma è un po’ poco.

Sono abbastanza d’accordo con questa recensione. L’Aida mi ha un poco deluso come rappresentazione per i motivi sopra descritti. In ogni caso “la troia”, come noi chiamiamo amichevolmente Aida, morendo sempre dopo 3 ore e mezza di agonia, riesce sempre a fare il tutto esaurito in Arena dandoci così (ecco un altro motivo per chiamarla troia) il doppio del lavoro da fare… eh vabbè! Così è la vita…
:cry: Una lacrima a favore della Boheme che ci ha lasciati: ERGO sono finite le serate per l’opera, bella per altro, che terminava alle 23.30…

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5 comments so far

  1. Phlo Agosto 6, 2007 10:47

    e opere tra l’altro in cui lavoravamo poco anche noi perchè il pubblico non l’ha apprezzata! :sisi:

  2. the fab one Agosto 6, 2007 11:37

    Io invece sono contento che ci siamo liberati di Zeffirelli.

  3. Jack Agosto 6, 2007 11:57

    @fab: non per molto…

  4. Franco Agosto 29, 2007 16:45

    Sono d’ accordo con Jack. Questa Aida e’ a dir poco orrenda. Il regista Solari sembra odiare l’ opera . Forse vi e’ una patetica intenzione beffarda nei confronti di alcuni allestimenti magniloquenti del passato (alcuni peraltro splendidi). Queste operazioni di narcisismo di registi che dimostrano ampiamente di non aver idea di cosa un’ opera sia —musica soprattutto!– sono anche un po’ oltraggiose per spettatori che pagano anche piu’ di cento euro per un sedile di ferro in gradinata. Oltre alle pacchianate ben descritte da Jack, aggiungerei orrore per la proiezione sulle gradinate del palcoscenico dei volti di Radames e Aida nella sublime scena finale. Non un filo di rispetto per una partitura che richiede concentrazione per pochi elementi, tutti musicali: il duetto in pianissimo, il coro sussurrante, il controcanto di Amneris, e l’ orchestra con gli archi sospesi quasi su una sola nota. Anche qui, la mano un-tanto-al-chilo di questo regista da Celentano ha saputo distruggere la poesia e la commozione contenute nelle note musicali. Una fastidiosa clack ha condito questa finale devastazione con un “Viva Verdi!” ancora a luci spente.

  5. Jack Agosto 30, 2007 09:08

    @Franco: il “Viva Verdi!” era Gianfranco.. un tizio pagato dall’Arena che di professione fa questo (aiuta il pubblico a battere le mani ecc. ecc.)

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