Pausa…
Ecco l’unico momento libero che ho da tre giorni a questa parte… è una corsa continua contro il tempo.
Stamattina ore 7.00 ero fuori di casa diretto a scuola.
Ore 7.15 ero a scuola a prendere 2 panoramici, far partire l’applicazione e poi.. via verso i portoni ad aspettare il passaggio che mi avrebbe portato di li a poco a casa di Boscous a registrare con i sottomultipli.. in qualità di fonico, si intende.. (anche se devo dire che come corista non me la caverei male.. eppoi so tutti i testi a memoria.. diciamo che faccio parte del loro Fave Club, sì, sono di certo uno dei loro fan migliori!).
Ore 10.50 siamo in cammino verso scuola dove di li a poco avremmo dovuto giocare la prima partita di pallavolo.. (peccato che poi io sia stato chiamato con la scusa “C’è la videoconferenza che non va..”, scusa, per altro, intercambiabile con “C’è un videoproiettore che non so far fnzionare” oppure “questo DVD non so dove devo ficcarlo per farlo partire” o anche “Il progetto OTONGA ha bisogno di te”.. insomma, una qualsiasi cosa tecnica bastava per farmi cambiare rotta).. dove ero rimasto? Ah, si, alla pallavolo.. dicevo avremmo perchè di fatto io non ho giocato.
Ho passato tutto il tempo dalle 11 alle 13 a girare come un coglione, a pranzo due panini e ora non ci vedo più dalla fame! ![]()
La nota positiva della giornata (una delle tante in realtà ) è stato andare dall’ottico per ordinare le lenti a contatto.. ho provato l’emozione delle lenti.. una figata e penso che me le metterò spesso.. :sisi:
Spendo altre due parole per i Sottomultipli che sono un gruppo che mi sta appassionando tantissimo! Vedere come creano le loro canzoni durante le ore di lezione, la passione che ci mettono nel comporle e nel cantarle.. beh.. mi fa sentire un po’ musicista anche a me anche se in realtà io non ho fatto altro (poco per altro) che alzare e abbassare volumi, mettere qualche effetto qua e là .. insomma.. ho messo a loro disposizione le mie conoscenze mixeriane e la mia esperienza (modesta.. vero?) nel campo fonico.
Pausa finita.
Vi saluto e vi bascio tutti (Anna, Fab e Lux in particoular) :bac:
L’amico ritrovato
“L’amico ritrovato” di Fred Uhlman, edito da Feltrinelli nella collana Universale Economica, è un libro che, in modi diversi, parla di primavere e, proprio ora, al termine di quella di quest’anno vorrei parlarvene.
In questa novella, poiché non di romanzo si tratta vista la sua brevità , si trovano primavere metaforiche e primavere reali. Tra le prime abbiamo quella rappresentata dall’adolescenza dei protagonisti. Una fase della vita in cui si fiorisce, in cui tutte le potenzialità del futuro individuo sbocciano e cominciano, con irruenza, a farsi spazio. Questa, citando Uhlman, è “[...] una fase di breve durata che, tuttavia, per la sua stessa intensità e unicità , costituisce una delle esperienze più preziose della vita.”
Poi c’e’ la primavera di un’amicizia, quella tra due ragazzi di sedici anni, Karl e Konradin, che fiorisce tingendo di colore le loro solitudini.
Quindi, c’e’ la primavera di una Germania finalmente uscita dall’inverno del primo conflitto mondiale e dalle sue conseguenze e che sembra guardare avanti verso un’estate calda e fiorente che, purtroppo, si rivelerà essere un inverno rigido e crudele.
Infine c’e’ la vera primavera, quella del 1932, anno in cui la storia dell’amicizia tra Karl e Konradin ha inizio.
La storia inizia a Stoccarda proprio alla fine dell’inverno, quando la campagna cominciava a riempirsi ” [...] di fiori, fiori di ciliegio e di melo, di pero e di pesco, mentre i pioppi si tingevano d’argento e sui salici spuntavano le foglie giallo limone”. La vicenda principale è quella dell’amicizia tra un ragazzo ebreo, Karl e un ragazzo di nobili origini teutoniche Konradin, conte di Hohenfels, entrambi soli anche se per motivi diversi. Il primo distante dai suoi compagni di classe con i quali non condivide alcun interesse, il secondo appena arrivato al Karl Alexander Gymnasium di Stoccarda. Karl è subito attratto dal nuovo arrivato nella sua classe, ma esita ad avere con lui un contatto quasi rendendosi conto che quel ragazzo segnerà indelebilmente la sua vita. La nascita della loro amicizia, forte come forti sanno essere le pulsioni adolescenziali, coinciderà proprio con l’arrivo della primavera, quando, nel risveglio della natura, i due si avvicineranno scoprendo di essere ciascuno la persona che l’altro stava cercando.
La loro vita cambia: Karl rifiorisce tanto da stupire i suoi stessi insegnanti, passando dal torpore del disinteresse scolastico ad una partecipazione estroversa, che lo mostra padrone di una non comune cultura letteraria. Konradin trova nell’amico un fedele compagno con cui condividere gli interessi per la storia, l’archeologia e la letteratura.
I due vivono questi giorni felici immersi nella primavera culturale che interessa la Svevia, in una Stoccarda “tranquilla e ragionevole” che poco ancora risente dell’infezione Nazista che più tardi, con la sua inusitata virulenza, contagerà tutto il paese e colpirà inesorabilmente anche la vita dei due giovani.
“L’amico ritrovato” è un libro veramente notevole. Nelle sue poche pagine Uhlman riesce a descriverci da un lato la bellezza di un’amicizia pura e disinteressata, l’affetto reciproco di due ragazzi che si sono finalmente trovati, il senso di spensieratezza e di vitalità loro e della Svevia all’alba del nazismo, dall’altro l’amarezza della perdita, lo struggimento dell’esilio, il dolore inferto dalla persecuzione razziale e dall’insanabile ferita dell’olocausto.
Questo, è un libro che fa pensare e, cosa che non guasta mai, fa ricordare. Ci fa ricordare un passato per cui tanti tedeschi innocenti hanno vissuto con un perenne senso di colpa e ci fa pensare a come un personaggio come Hitler, all’apparenza un “ometto insignificante”, sia riuscito a costruirsi con la dialettica e la forza di persuasione un mito tanto solido da coinvolgere un’intera società , dalle fasce più basse fino all’intellighenzia del paese, in un disastro epocale. Più di ogni altra cosa, però questo libro ci parla della forza dell’amicizia e di come essa possa passare sopra agli eventi e attraversare il tempo portando con sé un’inestimabile ricchezza.
Concludo con una raccomandazione: per questo libro di Uhlman, la regola aurea per cui non si debba mai leggere il finale di un libro prima del tempo debito assume un valore ancora più alto. Il titolo - nell’originale in inglese era “Reunion” - ci rivela già qualcosa, ma se malauguratamente vi capitasse di leggere il finale, o meglio le ultime due righe del testo, vi perdereste una delle migliori epifanie dei romanzi del secolo scorso. Credetemi, l’ultima frase vale a questo libro il giudizio insindacabile di capolavoro.
L’incipit:
«Entrò nella mia vita nel febbraio del 1932 per non uscirne mai più. Da allora è passato più di un quarto di secolo, più di novemila giorni tediosi e senza scopo, che l’assenza della speranza ha reso tutti ugualmente vuoti, - giorni e anni, molti dei quali morti come le foglie secche su un albero inaridito.»
Una citazione dal testo:
«I giovani tra i sedici e i diciotto anni uniscono in sé un’innocenza soffusa di ingenuità , una radiosa purezza di corpo e di spirito e il bisogno appassionato di una devozione totale e disinteressata. Si tratta di una fase di breve durata che, tuttavia, per la sua stessa intensità e unicità , costituisce una delle esperienze più preziose della vita.»








