Semi - addio

occhiali_small1.jpgSiete stati miei compagni per tanto tempo, dal lontano 199.. boh, non ho voglia di fare i conti: il mio primo paio di occhiali mi ricordo che l’ho indossato a 5 anni. Avevo il naso piccolo e non ne volevano sapere di rimanere su. Ho fatto fare due buchi nelle stanghette, ho infilato un elastichino. Unico modo che evitava di farmeli cadere. Ero strabico, sono guarito. Ero astigmatico, sono guarito. Sono ipermetrope. +3sx, +1dx. Non c’è male. Da lontano vedo benissimo, da vicino impiego un po’ più di tutti voi a mettere a fuoco quando leggo. Ma per il resto sono normale.

Vi ho portati fino ad ora perchè in fondo ci avevo fatto l’abitudine. Ho deciso di cambiare… aria di cambiamenti. Oggi ho indossato le vostre rivali per un po’ di ore. Stupende, a contatto. Mi sa che un po’ alla volta darò definitivamente l’addio anche all’ultima montatura (nata, per altro sfigata) che mi ha accompagnato in questi ultimi mesi.

Semi - addio insomma per i vecchi occhiali! È l’era delle lenti!

Un cenno per il Bene che ha superato la teoria della patente e uno per il Boia che alla terza volta ce l’ha fatta a resistere all’impulso di mozzare la testa al suo esaminatore ed è riuscito a portare a termino l’esame pratico per la patente e l’ha presa [dopo aver firmato il verbale e aver ricevuto la tesserina rosa non ha resistito all'impulso e per la gioia ha mozzato il capo di esaminatore, istruttore e automobile; sebbene quest'ultima non abbia un capo.. diciamo che gli ha mozzato il cofano!].

A presto! jack

Monkey

Il mio prossimo cellulare.
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Quando..

.. ti accorgi che oggi è il 25 e non il 24. Non puoi fare altro che :pinkazz:

Per quel che possono valere.. AUGURI ANNA!

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Post Assemblee Riunite

Lo so, giuro, le buone intenzioni c’erano tutte nel momento in cui mi sono detto «Devi fare un post sulle assemblee riunite». Ce l’ho messa tutta, non ce l’ho fatta. Perdonatemi. Penso che ora però sia superfluo parlare di ciò che è stato, per lo meno parlarne dopo così tanto tempo.

Non mi dilungherò dunque in giudizi, né vi racconterò la mia ultima settimana, quella sarà  oggetto di un prossimo post scritto con più coscienza e maggiore consapevolezza del fatto che sono proprio io quello che sta premendo le sue dita stanche su questa fidata tastiera (tateira per gli amici! :asd: ).

Mi limierò dunque nel dire che sono appena tornato dalla gita e a darvi qualche impressione sui tre giorni in questione di cui sopra.
Sono stati 3 giorni intensi. Non c’è che dire. È un fatto oggettivo e tutti lo possono constatare (per lo meno quelli che erano attivamente presenti). Non avendo dato una mano nella progettazione ho comunque contribuito alla messa in atto, come ogni anno del resto. Vi sono arrivato in fondo stanco ma felice.

Quello che più di tutto mi ha sconvolto è stato il concerto, non tanto per la fatica di organizzarlo quanto a livello emotivo. Nel momento in cui l’ultimo gruppo (i Mighty Joe Young) suonava tutti i ragazzi erano sotto il palco a ballare e io invece ero in fondo all’aula magna. È stato in quel momento che ho realizzato che quelle assemblee erano le assemblee dei ragazzi di 2^a. Erano loro, come lo erano state mie l’anno prima. Erano a ballare nel posto in cui io mi ero scatenato l’anno prima.

Un profondo senso di malinconia mi ha preso nel prendere coscienza del fatto che “sono cresciuto”. Che non sono un Peter Pan dopo tutto e che anche io dovrò scegliere la strada della mia vita. Mi sono sentito per la prima volta estraneo al mondo che io avevo contribuito a creare e che ora stava iniziando a prendere da solo le sue mosse.

Ecco, questa era la considerazione che volevo fare su queste assemblee in cui non ho fatto tutto quello che potevo, di certo. Ho fatto molto ma ho lasciato molto agli altri.
L’ultima sensazione che ricordo l’ho avuta sulla porta di casa, dopo una giornata passata a scuola, nel momento in cui rientravo dopo essere stato lontano per 12 ore. Come se non riconoscessi la porta che stavo per attraversare, per un momento mi sono sentito come ospite di quella che era in realtà  la mia casa.

Ora sono stanco. Vado a nanna. A presto miei lettori! :bac:

Occhio nero

Rocket Man

Manuale di Sopravvavivenza - Lezione 2

Anche gli altri se non vengono a dirvelo in faccia non è detto che in cuor loro non ti ritengano una merda.

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Padre Eterno

Pausa…

Ecco l’unico momento libero che ho da tre giorni a questa parte… è una corsa continua contro il tempo.
Stamattina ore 7.00 ero fuori di casa diretto a scuola.
Ore 7.15 ero a scuola a prendere 2 panoramici, far partire l’applicazione e poi.. via verso i portoni ad aspettare il passaggio che mi avrebbe portato di li a poco a casa di Boscous a registrare con i sottomultipli.. in qualità  di fonico, si intende.. (anche se devo dire che come corista non me la caverei male.. eppoi so tutti i testi a memoria.. diciamo che faccio parte del loro Fave Club, sì, sono di certo uno dei loro fan migliori!).
Ore 10.50 siamo in cammino verso scuola dove di li a poco avremmo dovuto giocare la prima partita di pallavolo.. (peccato che poi io sia stato chiamato con la scusa “C’è la videoconferenza che non va..”, scusa, per altro, intercambiabile con “C’è un videoproiettore che non so far fnzionare” oppure “questo DVD non so dove devo ficcarlo per farlo partire” o anche “Il progetto OTONGA ha bisogno di te”.. insomma, una qualsiasi cosa tecnica bastava per farmi cambiare rotta).. dove ero rimasto? Ah, si, alla pallavolo.. dicevo avremmo perchè di fatto io non ho giocato.
Ho passato tutto il tempo dalle 11 alle 13 a girare come un coglione, a pranzo due panini e ora non ci vedo più dalla fame! :)
La nota positiva della giornata (una delle tante in realtà ) è stato andare dall’ottico per ordinare le lenti a contatto.. ho provato l’emozione delle lenti.. una figata e penso che me le metterò spesso.. :sisi:

Spendo altre due parole per i Sottomultipli che sono un gruppo che mi sta appassionando tantissimo! Vedere come creano le loro canzoni durante le ore di lezione, la passione che ci mettono nel comporle e nel cantarle.. beh.. mi fa sentire un po’ musicista anche a me anche se in realtà  io non ho fatto altro (poco per altro) che alzare e abbassare volumi, mettere qualche effetto qua e là .. insomma.. ho messo a loro disposizione le mie conoscenze mixeriane e la mia esperienza (modesta.. vero?) nel campo fonico.

Pausa finita.
Vi saluto e vi bascio tutti (Anna, Fab e Lux in particoular) :bac:

L’amico ritrovato

amico_ritrovato.jpg“L’amico ritrovato” di Fred Uhlman, edito da Feltrinelli nella collana Universale Economica, è un libro che, in modi diversi, parla di primavere e, proprio ora, al termine di quella di quest’anno vorrei parlarvene.
In questa novella, poiché non di romanzo si tratta vista la sua brevità , si trovano primavere metaforiche e primavere reali. Tra le prime abbiamo quella rappresentata dall’adolescenza dei protagonisti. Una fase della vita in cui si fiorisce, in cui tutte le potenzialità  del futuro individuo sbocciano e cominciano, con irruenza, a farsi spazio. Questa, citando Uhlman, è “[...] una fase di breve durata che, tuttavia, per la sua stessa intensità  e unicità , costituisce una delle esperienze più preziose della vita.”
Poi c’e’ la primavera di un’amicizia, quella tra due ragazzi di sedici anni, Karl e Konradin, che fiorisce tingendo di colore le loro solitudini.
Quindi, c’e’ la primavera di una Germania finalmente uscita dall’inverno del primo conflitto mondiale e dalle sue conseguenze e che sembra guardare avanti verso un’estate calda e fiorente che, purtroppo, si rivelerà  essere un inverno rigido e crudele.
Infine c’e’ la vera primavera, quella del 1932, anno in cui la storia dell’amicizia tra Karl e Konradin ha inizio.
La storia inizia a Stoccarda proprio alla fine dell’inverno, quando la campagna cominciava a riempirsi ” [...] di fiori, fiori di ciliegio e di melo, di pero e di pesco, mentre i pioppi si tingevano d’argento e sui salici spuntavano le foglie giallo limone”. La vicenda principale è quella dell’amicizia tra un ragazzo ebreo, Karl e un ragazzo di nobili origini teutoniche Konradin, conte di Hohenfels, entrambi soli anche se per motivi diversi. Il primo distante dai suoi compagni di classe con i quali non condivide alcun interesse, il secondo appena arrivato al Karl Alexander Gymnasium di Stoccarda. Karl è subito attratto dal nuovo arrivato nella sua classe, ma esita ad avere con lui un contatto quasi rendendosi conto che quel ragazzo segnerà  indelebilmente la sua vita. La nascita della loro amicizia, forte come forti sanno essere le pulsioni adolescenziali, coinciderà  proprio con l’arrivo della primavera, quando, nel risveglio della natura, i due si avvicineranno scoprendo di essere ciascuno la persona che l’altro stava cercando.
La loro vita cambia: Karl rifiorisce tanto da stupire i suoi stessi insegnanti, passando dal torpore del disinteresse scolastico ad una partecipazione estroversa, che lo mostra padrone di una non comune cultura letteraria. Konradin trova nell’amico un fedele compagno con cui condividere gli interessi per la storia, l’archeologia e la letteratura.
I due vivono questi giorni felici immersi nella primavera culturale che interessa la Svevia, in una Stoccarda “tranquilla e ragionevole” che poco ancora risente dell’infezione Nazista che più tardi, con la sua inusitata virulenza, contagerà  tutto il paese e colpirà  inesorabilmente anche la vita dei due giovani.
“L’amico ritrovato” è un libro veramente notevole. Nelle sue poche pagine Uhlman riesce a descriverci da un lato la bellezza di un’amicizia pura e disinteressata, l’affetto reciproco di due ragazzi che si sono finalmente trovati, il senso di spensieratezza e di vitalità  loro e della Svevia all’alba del nazismo, dall’altro l’amarezza della perdita, lo struggimento dell’esilio, il dolore inferto dalla persecuzione razziale e dall’insanabile ferita dell’olocausto.
Questo, è un libro che fa pensare e, cosa che non guasta mai, fa ricordare. Ci fa ricordare un passato per cui tanti tedeschi innocenti hanno vissuto con un perenne senso di colpa e ci fa pensare a come un personaggio come Hitler, all’apparenza un “ometto insignificante”, sia riuscito a costruirsi con la dialettica e la forza di persuasione un mito tanto solido da coinvolgere un’intera società , dalle fasce più basse fino all’intellighenzia del paese, in un disastro epocale. Più di ogni altra cosa, però questo libro ci parla della forza dell’amicizia e di come essa possa passare sopra agli eventi e attraversare il tempo portando con sé un’inestimabile ricchezza.
Concludo con una raccomandazione: per questo libro di Uhlman, la regola aurea per cui non si debba mai leggere il finale di un libro prima del tempo debito assume un valore ancora più alto. Il titolo - nell’originale in inglese era “Reunion” - ci rivela già  qualcosa, ma se malauguratamente vi capitasse di leggere il finale, o meglio le ultime due righe del testo, vi perdereste una delle migliori epifanie dei romanzi del secolo scorso. Credetemi, l’ultima frase vale a questo libro il giudizio insindacabile di capolavoro.

L’incipit:
«Entrò nella mia vita nel febbraio del 1932 per non uscirne mai più. Da allora è passato più di un quarto di secolo, più di novemila giorni tediosi e senza scopo, che l’assenza della speranza ha reso tutti ugualmente vuoti, - giorni e anni, molti dei quali morti come le foglie secche su un albero inaridito.»

Una citazione dal testo:
«I giovani tra i sedici e i diciotto anni uniscono in sé un’innocenza soffusa di ingenuità , una radiosa purezza di corpo e di spirito e il bisogno appassionato di una devozione totale e disinteressata. Si tratta di una fase di breve durata che, tuttavia, per la sua stessa intensità  e unicità , costituisce una delle esperienze più preziose della vita.»